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Le caserme si aprono alle soldatesse. E molte ragazze pensano alla carriera militare. La scelgono se vogliono aiutare il prossimo, dice il cardinale Ersilio Tonini. Non per fare la guerra. Perché la violenza non deve trovare posto nell'anima femminile.
Le caserme italiane aprono le porte alle donne. E le ragazze accorrono: quasi 12 mila le domande presentate dalle aspiranti soldatesse. "È un numero che mi colpisce" commenta il cardinale Ersilio Tonini, "forse perché è stridente il contrasto tra la nuova immagine della donna in divisa e quella tradizionale della donna materna, portata per natura alla compassione e al conforto. Per chi, come me, pensa a Madre Teresa di Calcutta come simbolo femminile per l'umanità, l'idea di una donna "incursora", armata magari fino ai denti, non può che dare un certo fastidio".
Cardinale, secondo lei perché una donna
sceglie di fare il militare?
"Per desiderio di avventura. Per aiutare chi è in
difficoltà. Perché ha bisogno di un lavoro. Non
penso comunque che la carriera militare rappresenti il
sogno della maggioranza delle ragazze".
Perché, lei pensa che poter fare il soldato
non sia un passo avanti per le donne?
"Io ritengo che la carriera militare non sia per loro
l'ideale. Certo, negli ultimi anni il ruolo dell'esercito
è profondamente cambiato. I nostri militari sono
soldati di pace, e intervengono nelle zone calde del mondo
per aiutare le popolazioni in difficoltà. In questo
contesto la presenza delle donne è naturale e
utile".
Le donne soldato devono quindi scegliere ruoli
di pace?
"Assolutamente. Guai se decidessero di fare il militare
perché attirate dallo spirito di aggressività che
si può respirare in caserma. O, peggio, dall'idea
della violenza della guerra".
Lei ha vissuto due guerre. E ha visto le donne.
Come le ricorda?
"Ricordo la loro reazione estrema, nel bene e nel male.
L'impegno totale, del resto, è una delle
caratteristiche della sensibilità femminile. Durante
l'ultimo conflitto mondiale ho visto donne eccezionali che
portavano aiuto dove nessuno osava farlo, pur sapendo
benissimo i rischi che correvano. Ma ricordo anche la
ferocia di certe ragazze contro i partigiani, o quella di
altre donne che, in anni recenti, lavoravano all'interno
dei campi di sterminio nella ex Jugoslavia".
Non è che indossare una divisa rende le
donne più aggressive?
"Non credo. Prendiamo, per esempio, il corpo militarizzato
delle crocerossine, che in guerra arrivavano fino in prima
linea. E in prima linea lo sono anche oggi, quando, sui
moli dei porti pugliesi, accolgono le migliaia di
clandestini che sbarcano dopo giorni e notti di viaggio. Le
crocerossine indossano una divisa. Un abito che testimonia,
però un'umanità che sa resistere e affrontare le
barbarie".
Con l'ingresso delle donne, la vita nelle
caserme migliorerà?
"Direi di sì. Le donne certo non potranno tollerare
gli episodi di nonnismo. E poi oggi è indispensabile
rendere più umane le caserme. E questo processo, con
le donne, sarà più facile".
Le soldatesse porteranno un po' di
sensibilità nel mondo duro dei soldati?
"Certamente. Basti pensare alle poliziotte. E al loro
ruolo fondamentale nel capire ciò che sta dietro ai
crimini. Le donne hanno una qualità molto importante:
sanno cogliere il dolore e la sofferenza".
Una donna-militare non correrà il rischio
di organizzare la sua famiglia come una caserma?
"Sì. Può accadere che l'estrema disciplina
influenzi il suo carattere e quindi anche i suoi rapporti
con la famiglia. Questo, tuttavia, è il pericolo che
corrono tutte le donne in carriera. Che a volte portano tra
le mura della loro casa i modi di fare con i quali dirigono
i collaboratori in ufficio".
Ha mai conosciuto un'aspirante
soldatessa?
"Una sola, proprio di recente. Era appena stata esclusa
dalle selezioni perché, per un centimetro, non
raggiungeva l'altezza richiesta. Figlia e nipote di
militari, era disperata: vedeva crollare il sogno della sua
vita e della sua famiglia. Le ho spiegato che ci sono altri
lavori importanti per aiutare il prossimo. Ha capito, e ora
è più serena".
Matteo Gamba
(Donna Moderna, marzo 2000, Mondadori)
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(Donna Moderna, marzo 2000, Mondadori)
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